La VR in medicina è due volte più efficace della morfina

La ricerca medica punta sempre più sulla Virtual Reality per la cura di pazienti affetti da alcune fobie, forme di dipendenza e disordini post-traumatici da stress. La tecnologia viene impiegata per mettere i soggetti davanti alle loro fobie e dipendenze in maniera graduale o per offrire loro sollievo da traumi.

Howard Rose, che da più di 20 anni opera nel settore della VR, lavorando con la Human Interface Technology Lab, ha utilizzato le forme primitive di VR militare per risolvere un’enorme quantità di problemi, a partire dalle fobie fino ad insegnare lingue straniere. Sempre all’HITLab, troviamo Hunter Hoffman, il creatore di SnowWorld: una terapia sperimentale per il trattamento di pazienti che soffrono di ustioni gravi, i quali, inutile dirlo, patiscono dolori inimmaginabili, malgrado l’uso di medicinali antidolorifici. SnowWord è fondamentalmente un volo virtuale sopra un canyon, in cui l’utente gioca a palle di neve con pinguini e pupazzi di neve.

Dopo numerosi tentativi è stato possibile creare un’esperienza virtuale efficace contro il dolore: i pazienti, infatti, hanno affermato di aver percepito anche il 50% di dolore in meno. L’apice di questa ricerca è stata raggiunta quando HITLabFirsthand Technology, una startup VR, hanno deciso di unire le forze per creare Cool, una specie di SnowWorld 2.0 che sfrutta le tecnologie più recenti. I test eseguiti su 40 persone, ciascuna sottoposta ad un totale di 60 sessioni VR, hanno portato risultati incredibili: tutte tranne una hanno affermato di aver provato dal 60% al 75%  di dolore in meno. Successivamente, i test eseguiti con una singola sessione VR su nuovi pazienti hanno portato ad una riduzione del dolore tra il 30% e il 50%. Un risultato senza paragone se si considera che con la morfina consente, sempre stando all’esperienza dei pazienti, di percepire il 30% in meno di dolore. Non è difficile immaginare quante altre applicazioni possa trovare un sistema in grado di ridurre il dolore fino al 75% senza l’uso di medicinali, e di certo, ci sono i presupposti per stravolgere le metodologie di cura dei pazienti nel prossimo futuro.

[Fonte: vrgamer.it]

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